Ricordo di Padre Castro

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"Quanto a me, ormai è giunta l'ora di offrire la mia vita come sacrificio a Dio. 

E' il momento di iniziare il mio ultimo viaggio.

Ho combattuto la buona battaglia, sono arrivato fino al termine della mia corsa e ho conservato la fede"

                               (2 Tm 4,6-7)

Siamo in preghiera per il nostro fratello sacerdote, il defunto Mons. Sebastiano Castro, che per 34 anni è stato parroco della Chiesa Madre.
Ci uniamo al dolore e alla preghiera del nipote, P. Antonino Cascio, e della sorella, che lo ha amorevolmente assistito negli ultimi tre anni di malattia.
Rinnoviamo la nostra fede nel Signore, che ha vinto la morte e ci ha riaperto il Paradiso.
Professiamo la nostra speranza nella vita che non tramonta e nella risurrezione della carne.
Diciamo, in presenza della morte, che crediamo nella vita, la vita eterna che Gesù è venuto a donarci. E in questo momento di doloroso distacco vogliamo raccogliere la preziosa eredità che P. Castro ci lascia.
Mi sembra di poter compendiare questo ricco patrimonio, organizzandolo in tre capitoli:

L'uomo
· Il sacerdote
· Il suo zelo pastorale

Attingo soprattutto alle testimonianze di alcuni confratelli che lo conobbero bene e lo stimarono di conseguenza.
A) L'uomo: intelligente, vivace, amabile.
Gioviale, ma non superficiale.
Cordiale, ma sempre vigile e controllato: non uscì mai dalla sua bocca una parola triviale, e non lo permetteva neanche ai laici in sua presenza.
Accogliente, ma sempre consapevole della sua dignità di uomo e di prete. Non ebbe mai atteggiamenti poco consoni al suo stato.
Umano e flessibile, non fu mai disponibile al compromesso. Seppe remare controcorrente e accettare serenamente di pagarne il prezzo.
Uomo di cultura, si aggiornava nelle varie discipline: teologiche, morali e giuridiche. Per favorire l'aggiornamento culturale e nutrire la fede della sua gente, organizzò incontri ed Esercizi spirituali con personalità di alto spessore culturale.
Ebbe vivo il senso dell'umorismo: sapeva ridere di sé, senza esaltarsi né deprimersi. Profondo conoscitore dell'uomo e dell'animo umano, sapeva accogliere, ascoltare, orientare e sdrammatizzare, infondendo fiducia e rilanciando sulle vie dello spirito.
Amava volare alto, ma senza mai perdere il senso della realtà e il contatto con la concretezza della vita. Guardava appassionatamente all'ideale, perseguendolo personalmente ed inculcandolo agli altri.
Fu amministratore onesto e scrupoloso. Rimase sempre distaccatissimo dal denaro, memore delle parole dell'apostolo Paolo: "l'attaccamento al denaro… è la radice di tutti i mali" (1Tm 6,10). Sapeva che non si può servire a due padroni. Perciò rifiutò l'iniquo "mammona" e scelse Cristo.
B) Il Sacerdote: fu sacerdote di Cristo dal profondo del suo cuore.
Innamorato della Chiesa e zelante nel ministero. Nutriva la sua vita spirituale con lo studio e la meditazione della Sacra Scrittura. Fu uomo di Dio e perciò di preghiera: lo si trovava sempre o col breviario in mano o con la corona del Rosario o con un libro di teologia o di un Padre della Chiesa.
Aveva una predilezione per la spiritualità benedettina.
Vigilava su se stesso costantemente e coltivava con diligenza la sua vita spirituale frequentando assiduamente il sacramento della riconciliazione e la direzione spirituale. Non presumeva di poter essere una buona guida di se stesso.
Umilissimo, accettò solo "per fede e per obbedienza" di diventare parroco della Chiesa Madre di Lentini, ritenendosi ancora troppo giovane per tale compito: e aveva già 14 anni di vita e di ministero sacerdotale!
Austero con se stesso si diede una disciplina spirituale, che osservò scrupolosamente.Un esempio: pur fumando di tanto in tanto una sigaretta (quand'era solo o coi confratelli), se ne asteneva con determinazione dalla Prima Domenica di Avvento al 24 Dicembre e dal mercoledì delle Ceneri al sabato santo.
Pur non appartenendo ad alcuna associazione o movimento di spiritualità, sapeva accoglierne e valorizzarne tutte le ricchezze, immedesimandosi, con grande carità pastorale, nello spirito di quell'associazione o movimento, con edificazione e giovamento spirituale degli aderenti che usufruivano della sua direzione spirituale o del suo ministero sacerdotale.
Fu esemplare nell'obbedienza. Nelle vicende della vita - spesso complicate ed indecifrabili - seppe sempre vedere il disegno d'amore di Dio e vi aderì con prontezza. 
Rispettoso della persona e del carisma del vescovo, obbediva con profonda convinzione, lasciandosi guidare dall'insegnamento di S. Benedetto, che diceva ai suoi monaci: "L'abate nel monastero fa le veci del Cristo". Perciò non si trovò in lui la mormorazione o la critica o il facile giudizio, ma scusava tutti con cuore grande e con la capacità di dissimulare ferite ricevute.
Fu costruttore paziente di comunione tra i sacerdoti della città, per i quali aveva organizzato la cosiddetta "pizza mensile", ottenendo che tutti vi partecipassero e rinsaldando così i vincoli della fraternità presbiterale.
Seppe stare accanto ai confratelli in difficoltà, consigliandoli con sapienza, e non smise di aiutare anche quelli che lo avevano fatto soffrire e che non l'avevano voluto ascoltare. 
Guida spirituale saggia ed equilibrata, aveva grande capacità di ascolto, e perciò fu padre spirituale di molte anime, che guidò con sapienza e umanità.
Fece tanto bene ai poveri, ma senza ostentazione e insegnò a fare altrettanto.
C) Il suo zelo pastorale.
Cercò di mantenere senza contaminazioni la tradizione e il culto dei Santi Martiri. Favorì la nascita e guidò lo sviluppo dell'Associazione ecclesiale "Devoti spingitori della Vara di S. Alfio".
Fondò il Gruppo dei giovani "Labor, non honor" per il servizio gratuito alla Chiesa: a questi giovani P. Castro rimase affezionato fino alla fine della vita.
Propose ed organizzò la nascita della parrocchia "Cristo Re" curandola come si cura un figlio appena nato, e collaborando attivamente non solo alla definizione dei confini, ma anche all'arredamento,per affidarla al primo parroco pronta per il culto a Dio e per il servizio ai fedeli.
Ora egli ha varcato la soglia dell'eternità, ha ubbidito all'ultima chiamata, ha incontrato il Cristo di cui è stato annunciatore e testimone. Ora, dopo averlo cercato nello studio e nella preghiera, lo contempla faccia a faccia nell'Assemblea dei beati; dopo averlo amato nei fratelli, si lascia colmare e trasformare dal suo amore; dopo averlo onorato e servito nel povero, si siede a mensa nel Regno dei cieli, onorato e servito dal Re dei re. Ora sappiamo di poter contare su un altro amico ed intercessore, che intanto, in questa liturgia eucaristica, consegniamo fiduciosi al Cuore sacerdotale e all'amore misericordioso del Buon Pastore.
 

Giuseppe Costanzo
Arcivescovo di Siracusa